Serie “Bretagna con la Renault Rafale” – Episodio 1 di 4
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⟡ Testo e Foto: Daniel Huber
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La Bretagna era da tempo nella nostra lista dei desideri. Ma non aveva mai davvero funzionato, anche perché luglio e agosto non sono consigliabili: in quei mesi sembra che mezza Francia si riversi sulle coste bretoni. Quest’anno, finalmente, ci siamo riusciti: da fine agosto a metà settembre. E quale compagna di viaggio poteva essere più adatta di un’auto della storica marca francese? Ma se viaggio dev’essere, allora con il nuovo modello di punta: la Renault Rafale E‑Tech 4×4 300 PS plug‑in. Come ciliegina sulla torta, era persino nella versione sportiva «atelier Alpine» e nella verniciatura «Bleu Sommet Satin». Questo blu satinato, riservato alla versione top, richiama il tradizionale blu Alpine, ma con una finitura setosa invece che lucida. Nei parcheggi spesso affollati, la Rafale era un punto di colore facile da ritrovare nel grigiore di nero, grigio e bianco.
Non è però così francese come il nome potrebbe far pensare: viene prodotta nello stabilimento Renault di Palencia, in Spagna. Cosa che non ha impedito all’Eliseo di sceglierla come auto ufficiale del Presidente francese.
Il modello di punta della “Renaulution”
Per Renault, Rafale è un modello di enorme importanza. Il SUV‑Coupé lungo 4,71 metri si colloca al vertice della gamma, sopra Captur, Symbioz, Arkana e Austral, e allo stesso livello dell’Espace, con cui condivide piattaforma e passo. Mentre l’Espace, fino a sette posti, punta sulla versatilità, la Rafale a cinque posti vuole sedurre con design, tecnologia e prestazioni. È un elemento chiave della strategia «Renaulution», con cui Renault vuole passare da costruttore orientato al volume a produttore di veicoli più pregiati e redditizi. Ed è la prima Renault a interpretare in modo coerente il nuovo linguaggio stilistico dell’allora design chief Gilles Vidal.
E cosa significa il nome «Alpine»? Non si riferisce al marchio sportivo del gruppo, ma alla versione top della Rafale. Il suo cuore è un telaio sviluppato da Alpine con ammortizzatori adattivi che, grazie a una telecamera, leggono in anticipo il manto stradale. A ciò si aggiungono cerchi da 21 pollici, fari Matrix LED, sedile del guidatore elettrico con funzione massaggio, riscaldamento di sedili e volante, telecamera a 360 gradi e assistente al parcheggio. La Rafale atelier Alpine parte da 54’200 franchi. Il nostro esemplare, con verniciatura bicolore, tetto panoramico Solarbay, head‑up display e impianto Harman‑Kardon, arrivava a 59 050 franchi.
Due motori elettrici, un generatore e un tre cilindri
La motorizzazione della “top-model” è piuttosto complessa. Sotto il cofano lavora un tre cilindri turbo benzina da 1,2 litri e 150 CV. Accanto a lui, un motore elettrico da 70 CV sull’asse anteriore e un generatore/starter ad alta tensione da 34 CV. Quest’ultimo avvia il benzina, sincronizza i cambi marcia e, quando necessario, ricarica la batteria. Un secondo motore elettrico da 136 CV muove le ruote posteriori. Non c’è albero di trasmissione: la trazione integrale è ottenuta tramite il motore elettrico posteriore. La potenza di sistema è di 300 CV, sufficienti per portare le due tonnellate della Rafale da 0 a 100 km/h in 6,4 secondi. La forza è gestita da un cambio multimode senza frizione, con quattro marce per il benzina e due per l’elettrico. Di serie anche lo sterzo integrale 4CONTROL, che riduce il raggio di sterzata a 10,4 metri.
La batteria da 22 kWh è molto capace per una plug‑in. Ufficialmente permette circa 100 km in elettrico; nella pratica, 70-85 km a seconda di: velocità, topografia e temperatura. La ricarica avviene solo in AC: tre ore alla wallbox da 7,4 kW, otto ore alla presa domestica. Niente ricarica rapida DC.
Questo rende la Rafale ideale come auto da pendolare, capace di coprire il tragitto quotidiano quasi sempre in elettrico. Ma è perfetta anche per i lunghi viaggi: con serbatoio da 55 litri e batteria piena, si percorrono 800-1000 km a seconda dello stile di guida.
Per quanto complessa possa sembrare la sinergia dei vari motori, nella pratica non si percepisce nulla: sempre potenza sufficiente, da dolce e uniforme a decisa e vigorosa. Durante la marcia costante si avverte talvolta il brontolio del tre cilindri quando ricarica la batteria. Nelle città, invece, la partenza elettrica è silenziosa e piacevole.
Parigi, Dijon e le ninfee di Giverny
Il nostro piano prevedeva tre notti a Parigi. Lungo il tragitto, una sosta a Dijon, rivelatasi sorprendentemente elegante. Per sicurezza, abbiamo ordinato la vignetta ambientale francese Crit’Air: come plug‑in, la Rafale riceve la Classe 1 viola, meglio classificati solo i veicoli elettrici. Con questa, si può entrare nel centro di Parigi anche nei giorni di alta concentrazione di polveri sottili.
Per proseguire in direzione della Bretagna abbiamo scelto la rotta nord e ci siamo fermati a Giverny, per visitare i celebri giardini della casa di Claude Monet. Qui abbiamo dovuto pazientare un po’ per non farci rovinare l’esperienza dalle grandi folle di turisti.
Red. TSP
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